lunedì 12 dicembre 2011

Senso del dovere #2

A 18 anni la mia storia col primo morosino è finita e la piscina no. Di lì a poco mi sono diplomata e l'idea di base era "mai e poi mai l'università, altrimenti che cacchio avevo fatto a fare ragioneria con indirizzo programmatore"?
Invece.. idea!
Se andavo in un posto che i miei ritenevano sufficientemente lontano per avere un appartamento (è bastato Cesena) e se fingevo di volermi laureare (altro sogno nascosto e mai realizzato di mio padre), era fatta!
Avrei pensato in un secondo momento al fatto che non mi sarei mai laureata: un problema per volta.
Ho scelto tale "scienze dell'informazione", bò.. mi piace scrivere pensavo fosse qualcosa tipo media, giornalismo o vattelapesca cosa.
Invece era una facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali, più volgarmente chiamata "informatica".. poco male tanto una laurea non mi interessava.
Invece poi ho incominciato a seguire una lezione, poi due, ho conosciuto persone interessanti, nuovi amici e soprattutto una casa mia con tre coinquiline fantastiche e.. alla fine in cinque anni, tac la laurea 106 per una roba che nemmeno mi ero scelta.
Ovviamente rimpianti a gogò visto che io avrei preferito medicina, veterinaria, ingegneria.
E comunque il senso del dovere è rimasto sempre lì: ogni giorno di quei cinque anni ho sempre dovuto sottostare alle telefonate dei miei che percepivano da lontano se ero a casa, in giro o se facevo "qualcosa che non dovevo" (es. andare in disco per la festa universitaria).
Altra vessazione subita per il mio senso del dovere era il ritorno obbligato di tutti i weekend a casa per subirmi le chiacchiere inutili e i consigli superflui dei miei su come dovevo affrontare l'università, su come mi sarei dovuta comportare fuori di casa, ecc...

Sempre per senso del dovere ho affrontato la mia prima convivenza nella seconda casa dei miei (esattamente sopra alla loro e raggiungibile sia da una scala interna, sia esterna): mi sembrava così brutto non sfruttare anni e anni di sacrifici e di soldi messi da parte per andare a vivere in una casa  più piccola e non completamente nostra.
E la mia storia è andata a rotoli.

Il senso del dovere continua tuttora, cerco sempre di fare cose che possano compiacere i miei genitori, in particolare mio padre, per scoprire che nulla va mai perfettamente bene.
La psico sostiene che dovrei arrabbiarmi una volta per tutte, che dovrei incazzarmi per benino, invece preferisco adottare sotterfugi da 14 enne se voglio uscire senza farmi accorgere, evitare scontri diretti per non incappare in domande che non voglio sentire.
Stessa cosa, sostiene, è stata per tutte le mie esperienze: secondo lei le persone che mi circondano sanno che, insistendo un pochino, lavorando sul senso di colpa o semplicemente facendomi regali, riescono ad ottenere da me quello che mio padre otteneva col nuoto.

Conclusione (mia): sono in balia degli altri, non ho mai vissuto una mia vita.. e adesso come faccio a riprenderla? Ma soprattutto, nel caso ci riuscissi, come faccio a viverla? Non sono mica in grado!

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