martedì 8 aprile 2014

Ripensandoci..

La mia cognata, nonché mia parrucchiera, amica e quant'altro è incinta e sto vedendo da vicino come avrei dovuto vivere la mia gravidanza. Avrei dovuto far pesare la mia pancia anche a chi mi sta vicino.
Non che io l'abbia vissuta così male, per carità, ma ci sono un paio di trucchetti che avrei potuto adottare.
Prima di tutto non avrei mai e poi mai dovuto trasferirmi nella nuova casa a cinque mesi di gravidanza, per una serie di motivi, primo fra tutti che nei primi cinque mesi la mia mobilità era discreta, dai sei in poi, oltre a rotolare, potevo fare ben poco.
Quindi stando a Pesaro e avendo tutto a portata di mano, compresa la mamma, sarei potuta uscire e non diventare la balena che poi sono diventata, ma soprattutto avrei avuto un po' di compagnia e, perché no, mi sarei potuta lamentare abbestia ed essere coccolata come non mai.
Infatti ho capito che quei nove mesi lì, sono l'unica chance di sentirsi principesse una volta nella vita: ne ho approfittato poco, non ho mai dato sfoggio alle voglie, non ho mai esibito le mie crisi isteriche, non ho mai piagnucolato per sentirmi avviluppata dalla famiglia, qualche lagnettina legittima per evitare le pulizie di casa l'ho fatta, almeno quello sfizio lì me lo son tolto.
Dai sei mesi in poi mi sono dovuta arrangiare. Per carità, la mia giornata tipo era scandita per lo più da dei sonni mastodontici, tipo che raschiavo le 14 ore al giorno e, Dio ti ringrazio, erano le ore più belle della giornata, il resto delle ore le passavo a mangiare.
Il mio problema è che mi mancava la mamma, davvero! Non sto scherzando! Non sono mai stata abituata a farmi dei gran giri con lei, ma mi sentivo sola come un cane, sempre chiusa in casa e quelle poche volte che inforcavo le scarpe da ginnastica (almeno 3 numeri in più causa flebite e ritenzione idrica) appena facevo due passi avevo l'impressione che mi cadesse la passera, scusate la franchezza, ma era una roba stranissima.
Avrei voluto mia mamma con me tutti i pomeriggi, a girare per negozi, a sognare sulle nipotine, a prendere cappuccini decaffeinati e a fare la spesa. Avrei voluto una carezza della mamma quando mi sentivo triste a casa, avrei voluto la mia cagnolina, il mio papà, invece a causa della solitudine e degli sbalzi ormonali mi trovavo a piangere da sola guardando la tv.
La suocera provava a venire ogni tanto, ma non è la mamma e non c'era confidenza, quindi passava l'aspirapolvere in sala, lo straccio e poi se ne andava e siccome ero poco avvezza a sapere come comportarmi, si è stufata ben presto.
Quindi ecco.. divano, letto, tavolino.
Nel mentre ho dovuto sistemare le robe di un trasloco e farmi aiutare per ripulire tutta casa (non che fosse eccessivamente sporca, ma la prima volta, si sa, bisogna fare un bel lavoro). Ovviamente, secondo il parere del papà, avrei dovuto fare di più.. per lui devo fare sempre di più... e in compenso mi devo beccare sempre la solita solfa che c'è chi lavora 12 ore al giorno..
Quindi? io lavoro 4 ore al giorno (ancora per poco) in ufficio, e poi lavoro 12 ore al giorno con le bambine, le pulizie di casa e tutto quello che richiede la gestione di una famiglia: cambio gomme alla macchina, revisione, collaudo, carrozziere e quant'altro serva per mandare avanti la baracca.
E' vero, soffio spesso e fare certe cose mi scoccia, ma che cazzo, coi miei ex compagni ero abituata ad avere compiti divisi, nonostante lavorassero pure loro 12 ore al giorno eppure si cucinava insieme, la spesa insieme e non avevo nemmeno due frugole a cui pensare, però vabbè che ci vuoi fare?
Io credo di starmi impegnando molto, anche se, dalla regia, mi dicono che non sembra affatto. Ho modificato molto di me: per esempio dal dormire almeno 12 ore, sono passata a 6-8 con sveglie intramezzate causa ciuccio perso; dal vivere con la mamma di sotto ho iniziato a dovermi adoperare per arrangiarmi nei pasti e guai ad usare quelli pronti (prima se mi mancava qualcosa bussavo di sotto) o nelle pulizie, ho imparato a star da sola pur annoiandomi come un cane, ho imparato a lasciar correre tante cose (anche se non mi riesce bene del tutto), ho imparato a beccarmi insulti e rimostranze e a fare buon viso, sto imparando a sopportare l'ipocondria, l'isterismo e i capricci di un bimbo viziato fino a 32 anni.
Tornando alla gravidanza, ringraziando il cielo, il 26 aprile mi hanno ricoverata, ero felicissima di andare in ospedale: avrei visto un po' di gente.
Poi ho partorito e si sono sprecate un sacco di belle parole, ho sentito parlare di turni per non essere lasciata mai sola, di compagnia.. e invece, per la prima settimana, abbiamo adottato il metodo del "provare a riuscirci da soli" ed è andata così bene che, a parte le visitine di 10 minuti al giorno e a parte le prime tre settimane di aiuto nelle faccende, non si è visto più nessuno fino a che ho iniziato a lamentarmi un pochino e la mia mamma ha iniziato a venire tutti i pomeriggi, ma la pacchia è finita presto.
Fra il glaucoma, la cataratta, la spalla dolorante e mio padre, mia madre è dovuta rimanere a casa.
Ora quando le bimbe stanno da mia mamma sto con loro il più possibile, perché per mio padre guidare 37 km al giorno è inconcepibile e mia madre deve sottostare a questa cosa qui.
Insomma sono triste, altroché #100happydays! In più non posso nemmeno lamentarmi troppo perché qualsiasi cosa che scrivo, anche la più banale, richiede km di spiegazioni (e so che oggi sarà così).

2 pensierini:

Mika ha detto...

Ma ciau! :)
Mi ha fatto molto piacere il tuo commento sul mio blog, ed inoltre mi ha dato modo di scoprire il tuo.

Posso dirti che è normale abbattersi, specialmente quando si hanno tante cose da fare e se ne sente il peso costantemente sulle spalle. Non devi dare giustificazioni a nessuno, semplicemente oggi gira così. E se non passa, fatti un bel pianto liberatorio, metti della musica a tutto volume e poi... via che si ricomincia con il sorriso :)

Sara Scavolini ha detto...

:) diciamo che è un periodo un po' così.. spero che passi e che il bel tempo riporti il sole anche dentro di me!

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