martedì 22 luglio 2014

Tetris

Da quando ho le bimbe, le mie giornate le trascorro incastrando di tutto un po' nella maniera ottimale possibile.
In altre parole cerco di giocare a tetris con i miei impegni, doveri e divertimenti; il più delle volte mi riesce bene, merito forse delle mega partite che facevo tanto tempo fa al game boy in bianco e nero, altre volte invece capita un po' come quando il pezzo "z" non centra un piffero e si va a posizionare da qualche parte alla cazzo di cane.
Il fatto è che una donna, soprattutto quando si decide di vivere insieme e, ancor più quando ci sono dei figli, secondo me viene data un po' per scontata.
E' quella che lavora "meno", è quella che tiene radanata la casa perché dovrebbe essere nella sua natura, è quella che si occupa maggiormente dei figli sempre per il motivo di cui sopra ed è quella che poi dovrebbe essere pimpante ed eccitante in tarda serata.
Dico dovrebbe perché, nel mio caso, in tarda serata non ci arrivo mai, ma mi perdo sonnacchiosa nel divano intorno alle 22.30 seguendo a ruota bimbette e papà che già sonnecchiano da almeno mezz'ora.
Lo spunto di questo post deriva da questo articolo dice di pensare alla famiglia come un'azienda in cui ognuno ha i suoi compiti, per esempio papà ha il compito di tagliare l'erba, di mantenere tutto ciò che è idraulico e meccanico, quello di stappare le bottiglie di vino, di tagliare il formaggio, di affettare con l'affettatrice i salumi e, ogni tanto, di rimettere qualcosa in frigo appena si alza dal tavolo. Con le bimbette, invece, ha il compito di cambiarne una la sera, dare il fruttino quando è a casa e intrattenerle mentre io faccio le faccende di base.
In base all'articolo, probabilmente, i suoi compiti dovrebbero essere un po' più incalzanti, ma tant'è che mediamente ritorna alle 20 e non sempre me la sento di incalzarlo ad apparecchiare, per esempio, ma così facendo, non so perché, cresce in me la frustrazione di abituarlo bene.
Da parte mia devo ammettere che non ho ancora iniziato a pianificare nessun menù, vado d'istinto, quando ho tempo vado al super e prendo robe per i prossimi due giorni e fine; non ho giorni specifici per il bucato ma, in genere, me ne occupo quando papà è a casa che bada alle bimbe.
Per le faccende mi avvalgo della donna delle pulizie una volta a settimana e mi limito a fare il grosso il resto dei giorni (tipo pulire per terra quando vedo rotolare balle di polvere grosse come un gatto, cambiare le lenzuola, cucinare, ecc..).
Il problema è che mi sento spesso "scontata", quando mi sento dire che se ho tempo di andare dal parrucchiere o di farmi i peli, ho tempo anche per pulire i vetri. Forse dovrei lasciarmi andare e diventare una donna pelosa, barbuta e baffuta coi vetri puliti, ma non voglio farlo perché ho ancora voglia di sentirmi viva e piacente e non dovrei lasciarmi condizionare da queste critiche dettate dalla frustrazione di non riuscire a trovare un po' di tempo libero per sé, come, alle volte, riesco a fare io; invece capita che spesso mi faccio condizionare, mi sento svilita e scontata.
E questo ci rimanda all'articolo che è linkato dal link di cui sopra.
E' dura convivere con chi non ha mai provato a vivere da solo per almeno un annetto, è dura far capire che ci sono giornate in cui tu non hai voglia ma che se vuoi mangiare o non vivere nella merda occorre fare lo stesso e per me è stata dura imparare a stare dietro alle bimbe assecondando le loro esigenze mettendo da parte le mie.
Devo spezzare una lancia in favore di papà, cresciuto praticamente come un principe, servito e riverito dalla sua mamma che, addirittura, gli posizionava le salviette post-sesso sul comodino, che non conosceva il concetto di annusare una maglia per scoprire se era il caso di lavarla o che l'aspirapolvere era un concetto astratto dalle forme sconosciute; se la sta cavando egregiamente anche se alle volte ricade nel passato pretendendo l'ordine e la pulizia che c'erano in casa sua. Adesso usa autonomamente il cesto dei panni sporchi, impugna l'aspirapolvere come un condottiero che libera la casa da bestie e ragnatele, conosce tutti gli arnesi del caso per apparecchiare e via dicendo.
In conclusione diciamo che il problema sta nel fatto che io ero abituata a farne veramente poche e adesso che mi ritrovo a fare la mamma, la lavoratrice e la donna di casa, ho dovuto abituarmi a ritmi pazzeschi, però in fin dei conti, non pretendo niente di più.. certo mi piacerebbe che mentre cucino qualcuno apparecchiasse, ma preferisco molto di più sentir ridere le bimbe insieme al papà, certo mi piacerebbe suddividerci le pulizie nel week end, ma in fondo ho la possibilità di pagare la donna delle pulizie e preferisco di più veder sorridere le bimbe in bici o sull'altalena, a me basterebbe soltanto che il mio operato non venga dato per scontato, che io alle volte mi stupisco da sola quando riesco a preparare la cena per le bimbe e la cena per noi, incastrando anche le coccole, le faccende e tutto il resto.
Non so, forse pretendo troppo, forse la faccio più lunga di quello che è, in fondo non sono la sola ad essere madre, moglie e lavoratrice è solo che sentirsi ripetere che, invece di lamentarmi, dovrei guardare a chi ne fa di più.. non è uno stimolo, anzi..

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