venerdì 23 dicembre 2016

Natale a raffica

(legenda: contatore = giorni che mancano al Natale, data = data odierna)
-2 nel caso qualcuno non lo avesse ancora capito.



A casa nostra è limpido! Ogni giorno parte così:
"Mamma ma quando possiamo aprire i regali?"
"A Natale"
"Quanto manca a Natale?"
"- contatore"
"Ma è difficile aspettare mamma"

poi al ritorno dell'asilo si prosegue:
"possiamo aprire il calendario mamma?"
"si"
"che numero è oggi?"
"data"
"ah, e quanto manca per aprire la testa di sky?"
"contatore"
(premessa: il nostro calendario è dei Paw Patrol, il papà ha detto loro che quando apriranno la casellina sulla testa di Sky vorrà dire che il giorno seguente è Natale).

Infine la sera:
"se vado a dormire, domani che numero siamo?"
"data"
"e quanto manca al Natale mamma?"
"contatore"

Questa tiritela si ripete da circa due settimane, non ne posso più anche se l'entusiasmo che sento nelle loro parole e nella loro voce, mi commuove.
Parlando invece di altro, sto cercando di fare training autogeno per ottenere una pazienza infinita, che finché sei al 100% attenta sui loro giochi, allora le cose vanno bene, ma se fai per rilassarti un attimo o per fare qualcosa di utile, la buttano subito in tragedia.
Anche le maestre mi hanno confermato che hanno costantemente bisogno di attenzioni, più degli altri bimbi ed è strano perché, mentre gli altri bimbi prendono e giocano (o soli o in compagnia), loro hanno bisogno sempre di una conferma da parte degli adulti che gli stanno intorno.
E insomma niente.. dal 27 al 30 e dal 2 al 5 le vedo delle giornate veramente pesanti. Inutile dire che il moroso lavorerà tutto il tempo, vero?
Ho già opzionato mia zia per un pomeriggio della prossima settimana: santa donna!

mercoledì 21 dicembre 2016

Porca miseria, in tutti i sensi..

E noi poveri cretini che ci danniamo tanto a lavorare...

martedì 20 dicembre 2016

Demoralization

Parlando del più e del meno con la maestra di Ilaria, le ho chiesto se, anche all'asilo, è verbalmente violenta.
Per verbalmente violenta intendo dire che con noi è tutto un "no" urlato a piena voce, un "vai via" con faccia sprezzante e schifata, quasi restia al contatto amorevole a tal punto che quando mi consigliano di provare a contenerla ed abbracciarla, sembra creare l'effetto contrario, quasi meglio lasciarla sbollire lì dov'è.
La maestra mi guarda sbigottita e mi dice che sembra che stiamo parlando di due bambine diverse, che all'asilo è dolcissima con tutti, riprende gli altri bambini come se fosse una maestrina e si isola, non vuole giocare con gli altri, ama colorare, usare la plastilina, ma quando ci sono attività di gruppo lei si annoia, gira per la stanza da sola e non partecipa al gioco con gli altri.
Sempre per la maestra dice che è una bimba che è più avanti degli altri nella parola, nei gesti, nelle cose e che forse si annoia a fare i giochi da bambini.
Ma la realtà è che a casa, con sua sorella, gioca volentieri, giocano alla mamma e la bimba, alla maestra e alle bimbe, giocano a cucinare, giocano a nascondino, alle Winx, ai Super Wings, ai Paw Patrol, insomma non è che prediliga giochi da "adulta".
Quello che mi sembra più plausibile è che gli altri non la vogliano a giocare con lei proprio perché lei li riprende sempre ed ha pure un carattere, ehm.. diciamocelo, di merda.
Anche se, devo ammettere, lei è molto più espansiva di Sofia e mai mi sarei aspettata di sentire questa cosa.
Altra cosa particolare è che tutti gli amici dell'asilo nido sono finiti nella sezione di Sofia, solo Anna è finita con Ilaria e con Anna non ci va particolarmente d'accordo fin dal nido, quindi ha trovato un ambiente ostile, con bimbi amici tra di loro e lei la sconosciuta.
Spero si risolva questa cosa, anche perché, a parte piangermi il cuore, non saprei che altro poter fare per aiutarla a socializzare, dovrebbe solo capire che fare la scontrosa e la perfettina non la aiuta, ma non ci sono arrivata io ancora, figuriamoci lei..


lunedì 19 dicembre 2016

L'emozione del Natale

Non che io apprezzi particolarmente il Natale, anzi, fino a qualche anno fa, prima si toglieva dalle scatole e meglio era.
Da quando ho le bimbe mi è tornata un po' la fregola.
Più che altro perché vedo l'emozione delle bimbe, il loro sguardo interrogativo quando gli parlo di babbo Natale, un po' di delusione quando racconto loro che ha lasciato i pacchetti sotto l'albero e non si è potuto fermare.
Poi ogni anno è una scoperta nuova, quest'anno per esempio, ci hanno aiutato a mettere le palline sull'albero ed erano troppo fiere, inoltre da sabato mattina sono comparsi dei pacchi sotto l'albero.
Ho detto loro che non conosco il contenuto, che li ha lasciati babbo natale perché aveva troppi pacchi ma che non ci ha raccontato nulla e che, il giorno di Natale, se li riprenderà per poi consegnarli.
Ho anche aggiunto che probabilmente ci ha lasciato anche quelli di Samu e Nico e dei nonni.
La realtà è ancor più triste, sotto l'albero non c'è nemmeno un regalo loro, sono tutti da distribuire, anche perché i loro, gran parte, sono dai nonni, noi non abbiamo ancora pensato a nulla.
Ho appena comprato quattro libri, ma non sappiamo se glieli consegneremo noi la mattina di Natale o se glieli faremo consegnare da babbo natale che gira sul trenino di Gabicce.
Poi, come ormai ogni anno, ci sarà il pranzo di Natale in famiglia e, molto probabilmente, anche Santo Stefano, tanto avanzerà tanta di quella roba da far paura.

Da oggi ultima settimana di inserimento della baby sitter, sono un po' in apprensione perché è davvero una cara ragazza, ma prevedo già che le mie pupe la metteranno in riga e se non alzerà una po' la cresta, vigerà per sempre l'anarchia

giovedì 15 dicembre 2016

Velocemente

Queste giornate sono un po' frenetiche, l'ansia la fa da padrona perché, col nuovo anno, incomincerà anche una nuova vita, di merda, ma pur sempre nuova vita.
Le mie ore lavorative saliranno da 6 a 8 e questo significherà che non potrò più andare a prendere le bimbe all'asilo e così, da questo lunedì ho attivato il servizio pulmino per il ritorno, alla modica cifra di 240 euro.
Inoltre, dopo un po' di colloqui, ho scelto una baby sitter, mi sono affidata un po' all'istinto, non conoscevo nessun amica che lo facesse di lavoro e così ho scelto i contatti sulla fiducia.
Ho fatto tre colloqui e, brevemente, la prima necessitava di due giorni liberi su cinque, la seconda oltre a non aver rispettato gli orari, non ha più richiamato ed eravamo d'accordo così.., la terza mi è piaciuta a pelle anche se con poca esperienza.
E da martedì abbiamo iniziato l'inserimento.
Diciamo che né io né lei abbiamo un'idea sul come fare, ma al momento lei guarda come mi muovo e cosa faccio con le bimbe e cerca di imparare.
Al momento abbiamo visto la situazione merenda, pipì e gioco, a breve spero di mostrarle il caso particolare della cacca.
Da gennaio dovrà essere indipendente.
Al momento sono entusiaste sia del pulmino che della baby sitter.
Speriamo continui così..

mercoledì 7 dicembre 2016

Mai 'na gioia #1

L'anello che chiedevo a Babbo Natale tempo fa (qualche post fa) non è più disponibile sul sito.
Dunque, caro Babbo Natale, dovrai ripiegare sull'apparecchio a luce pulsata.
Ho "ripiegato" su questa robetta qua:

D-light Pro



martedì 6 dicembre 2016

Riflessioni strane sulla violenza sulle donne

Oggi, leggendo questo post qua, mi è capitato di rifletterci.
Non che questo argomento non mi abbia mai toccato o che mi serva un post per rifletterci, ma ora che ho due figlie femmine, cerco di non pensare ai futuri scenari che si prospettano insistentemente ai miei occhi.
Premesso che per me la violenza fisica e non, sono sullo stesso piano, con la differenza che, quella fisica, puoi benissimo dimostrarla e denunciarla mentre quella verbale e psicologica no; premesso che anche che noi donne, spesso e volentieri, ci lasciamo andare a forme di violenza velata, mi è venuta una tristezza interiore assurda.



Le mie bimbe dovranno affrontare tante cose.
Anche io a mio tempo ne ho affrontate e, nonostante tutto, sono stata più o meno fortunata.
Prendendo spunto dal post che ho letto, per esempio, basta pensare alla differenza di pensiero sui peli superflui ed io, che ho nuotato tanti anni, mi ci sono sempre scontrata a tal punto di dovermi radere con la lametta fin da quando avevo 16 anni per poter andare a fare allenamenti e gare senza vergogna.
Per non parlare del pudore che si doveva tenere nel periodo di mestruazioni, erano innominabili e per evitare che si notassero, siccome da "piccole"  non usavamo assorbenti interni per paura di (non so cosa), il segreto era stare in acqua il più possibile e ridurre al minimo le uscite e, se qualche "maschio" si accorgeva del fattaccio, diventavi la zimbella del momento.
A Cesena ho dovuto incominciare a ragionare e a parlare sguaiata come un maschio, non che fosse obbligatorio, ma se volevo una tacita accettazione della mia persona, dovevo scendere al loro livello.
A Bologna non mi sentivo sicura ad uscire se non con una nutrita compagnia di persone o al massimo con un uomo, ma da sola, mai, assolutamente mai.
Li noti certi sguardi, quasi che ti spogliano con gli occhi, anche se indossi la mise più neutra di questo mondo e poi gli apprezzamenti che quasi suonano come una minaccia o quei finti inciampi nei punti sbagliati.
Dopo un anno ero già tornata a casa.
Tutt'ora, volente o nolente, ne subisco.
Che per un uomo, ma anche per una donna, alcuni comportamenti sono assodati e ritenuti normali, non ci si pensa che in realtà non siamo obbligate a subire certe cose, ma il più del volte, in realtà si cerca di soprassedere per non creare confusione.
Per esempio col mio ritorno al lavoro, ma anche prima di andare in maternità, sono soggetta ad attenzioni e complimenti non richiesti, che non gradisco (e non è la stessa persona prima e dopo) e nonostante tutto, l'altro non comprende il mio fastidio, non accetta che io non accetti un complimento.
Nell'era digitale ho la fortuna di bloccare certe cose prima che scaturiscano in altro e così ho fatto e spero di aver risolto il problema, ma già il fatto di dover fare un'azione per poter star bene, è comunque una limitazione al mio essere.
Anche solo l'aver paura di esprimere un pensiero o una parola, anch'essa nasconde violenza.
Anche il fatto che noi stesse chiamiamo "Troia" una ragazza che, magari, si fa notare.
L'altra sera, in compagnia di amici, si parlava della cameriera che era un po' "puttana", per carità io non la conosco, ma questo termine è usato un po' troppo a sproposito, alle volte si usa perché chi lo dice è gelosa o invidiosa dell'altra e cerca di screditarla in quel modo lì; altre volte si usa perché i comportamenti dell'una sono un po' troppo sopra le righe, altre volte perché magari, in gioventù, si sia divertita.
Fatto sta che se la cameriera, fosse stato un cameriere, probabilmente non avrebbe avuto tutta questa attenzione e, anche se fosse stato un "puttano", l'appellativo che avrei sentito usare è "quello è stato un grande da giovane"!
Io mi ci fermerei a riflettere un pochino su queste cose, mi auguro che le mie figlie non debbano mai fare certe esperienze ma che, se dovessero, le facciano consapevoli del fatto che la violenza va punita sempre.
Qui ritorna il discorso del bimbo che da uno schiaffo alla bimba e la mamma sdrammatizza con "si vede che ti vuole bene eh!"
Non esiste proprio, l'educazione passa in primis da noi genitori!


lunedì 5 dicembre 2016

Ancora cambiamenti

Quest'anno per le bimbe non dev'essere facile per niente, come, del resto, non lo è nemmeno per noi.
Il primo scoglio è stato il cambio di asilo (dal nido a quello dei "grandi"), meno maestre, più bambini e quindi meno coccole.
Poi lo spannolinamento che, comunque, non va malaccio ma potrebbe andare anche molto meglio, anzi a dire il vero non so proprio come va al di fuori di casa perché ho notato che quando siamo a casa di amici, anche Ilaria si rifiuta di fare la cacca nel bagno ma vorrebbe farla sul pannolino, salvo poi arrivare al compromesso (e fa tutto da sola) di aspettare di arrivare a casa e farla sul wc.
I prossimi cambiamenti sono uno scatto ulteriore alla confusione che hanno in testa fino ad ora.
Prima della varicella, andare all'asilo era un divertimento assoluto, mai viste delle bimbe così felici di andare a scuola, dopo la varicella non capisco che cosa è cambiato, ma Sofia è terrorizzata, ogni mattina compreso sabato e domenica si sveglia e la prima cosa che mi chiede è se andremo all'asilo.
Mi dice che ha paura, dice che c'è un bimbo che la fa arrabbiare, ma questo bimbo è con lei solo nel pomeriggio, quindi non capisco quanto può essere realmente un problema.
Questa mattina abbiamo completato le pratiche per l'autobus che, inizialmente, avevamo rifiutato perché sembrava che in qualche modo sarei riuscita a prendere maternità e ferie e per ritirarle io, invece poi per come si sono evolute le cose non è più possibile.
E così dal 12 ritorneranno col pulmino, le porterò io e torneranno col coso giallo come peppa, ma non sono affatto contente, mai 'na gioia.



Non solo ma ad aspettarle a casa non ci sarà la mamma, ma la baby sitter, anche se per fare le cose un po' più indolore, per due settimane ci saremo sia io che la baby sitter, poi da gennaio solo lei.
Mi piange il cuore doverle stravolgere così, ma del resto, più o meno, chi ha un lavoro normale, ha dovuto passare questa situazione qua.
Le ipotesi alternative di mio moroso, arrivate, a dire il vero, un po' tardine, erano: o che lui, parlando in ditta, evitava la pausa pranzo e la posticipava dalle 15.45 alle 17.45, oppure di cercare di fare i salti mortali per andarle a prendere di persona e poi portarle alla baby sitter.
Il primo caso, ammesso e non concesso, che i soci fossero d'accordo, era impraticabile in partenza, perché io per essere a casa alle 17.45 devo fare tipo corsa clandestina e comunque, nel caso dovessi fermarmi di più, sarebbe un problema, non solo ma questa ipotesi dava per scontato che i miei venissero almeno una volta a settimana sempre e i suoi pure. La seconda ipotesi è impraticabile perché io sono dell'idea che le bimbe, una volta decisa una strada, occorre cercare di stabilizzare per quel verso, no che una volta le va a prendere papà, una volta la baby sitter, una volta i nonni.
Pulmino sia, non sono le sole e non saranno le ultime.
Certo, in un mondo perfetto, sarebbe bello mantenere il part-time e buonanotte al secchio ma ciò non è possibile.
Dunque ho appena speso 240 euro in pulmino per poi utilizzarlo soltanto per il ritorno. L'andata è improponibile visto che passerebbe alle 8.50 e io alle 8.30 devo già essere in ufficio.