mercoledì 19 novembre 2014

Pensare positivo

Le difficoltà sono tante, specialmente quando ti arrivano due bambine senza aver pianificato nemmeno la nascita di un figlio e con un compagno che si frequenta da tre mesi.
Però poi le caselline hanno iniziato ad incastrarsi come per magia, merito forse nostro, che non ci siamo fatti prendere dal panico e abbiamo iniziato ad accettare le cose che venivano giorno per giorno.
Abbiamo pianificato di trasferirci a gravidanza inoltrata, anche se per me non è stato semplice per un sacco di cose, ad esempio una casa nuova dove ho dovuto riprendere la mano su tutto (dove stanno le cose, la disposizione dell'arredamento, il calore di una nuova casa); un ambiente nuovo quindi niente più papà e mamma distanti un pianerottolo; un paese nuovo in cui ho dovuto riprendere tutte le misure come conoscere i supermercati del luogo, i vari negozi, il dottore nuovo, come muoversi in macchina e soprattutto la consapevolezza di non muoversi più a piedi e in bici.
Tutto tenendo conto che, nel momento in cui mi sono trasferita, con la pancia che avevo, non mi muovevo più quindi la conoscenza del luogo e dei posti l'ho dovuta rimandare a dopo partorito o nelle volte in cui Marco mi portava a spasso.
Non è stato semplice nemmeno iniziare una convivenza con una persona che si conosceva da poco con la consapevolezza, poi, che saremmo presto diventati in quattro e che le cose, anche se non sarebbero andate, bisognava farle andare per forza.
Poi sono nate e le cose si sono iniziate ad incastrare da sole: l'allattamento notturno, i sonnellini, poi le pappe, i dentini, il gattonare, il camminare, il bisticciare ed io ho dovuto adottare i loro ritmi; il papà, dobbiamo dirlo, fatica un po' di più, non vuole rassegnarsi al fatto che coi bimbi piccoli un po' di rinunce bisogna farle e così si ostina ad uscire lo stesso e a portarle dietro (o alle volte dai nonni).
Questa cosa però ha i suoi lati positivi: le bimbe imparano a capire che esistono anche gli impegni di papà e mamma e iniziano a simpatizzare col resto del mondo e aiutano la mamma ad essere un po' meno rigida negli orari di nanna e pappa.
Non è ancora semplice e automatico per me.. quando siamo in giro che si avvicina l'ora della pappa entro in ansia e l'obbiettivo è tornare a casa e, solitamente, ho l'aspetto di un cecchino.
Ma non è questo di cui volevo parlare nel post.
Volevo solo scrivere un appunto per me stessa e ricordarmi, ogni qual volta io mi senta una merda, di quanto sono fortunata.
Sono fortunata, per esempio, perché le bimbe sono sane e, al momento, non hanno avuto grosse malattie;
sono fortunata perché hanno preso di buon grado l'asilo (un po' meno quando torno a riprenderle, visto che vorrebbero rimanere lì);
sono fortunata perché il papà ha imparato quasi subito a prendersi le sue responsabilità e a prendersi cura in tutto per tutto delle bimbe (dall'allattamento, al cambio, al vestiario, al bagnetto (ormai è il re incontrastato di questa cosa));
sono fortunata perché i nonni, raramente, ci hanno detto di non potersi occupare delle bimbe quando noi abbiamo voluto uscire;
sono fortunata perché non abbiamo riscontrato problemi con dentini, nanna e svezzamento (al momento..);
sono fortunata perché ho un lavoro;
sono fortunata perché al lavoro mi hanno concesso il part-time quasi senza chiederlo;
sono fortunata perché, nonostante il lavoro e gli impegni quotidiani, riesco a stare con le pupe senza doverle affidare ad altri.
Insomma nonostante le piccole difficoltà, come, ad esempio, Ilaria che ultimamente si sveglia urlando nel cuore della notte e si rassicura soltanto nel lettone; oppure il fatto che il pomeriggio sono completamente sola da quando mi sono allontanata dai miei e la figura di mia mamma che mi aiuta anche solo per fare una passeggiata, mi manca tanto.. però sono mega fortunata per tutto quello che ho.

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